Cenni storici

Dal valico della Forcella si può vedere, nella sua interezza, la Conca del Tesino, con i Paesi di Pieve, Cinte e Castello.

Pieve, alle pendici del Monte Silana è così chiamato perché antica sede della chiesa pievana della Valle. E' servito da strade trasversali collegate tra loro da ripide vie e gradinate, alcune delle quali conservano ancora il sapore di antico del selciato. A sud del Paese corre la strada provinciale che, dopo la diramazione verso Cinte, attraversato il torrente Grigno, porta a Castello e, di qui, al Passo Broccon, proseguendo poi per la Valle del Primiero.

La Valle del Tesino sembra sia stata percorsa, cinquantamila anni fa, da uomini del paleolitico medio e superiore, che l'avevano raggiunta nei corso di battute di caccia, provenendo dal feltrino. La glaciazione del secondo periodo wurniano ricoprì tutto il Trentino, rendendovi impossibile la vita dell'uomo. Del ghiacciaio di Tesino esistono ancora le vestigia nelle morene laterali della VaI Malene, degli arrotondamenti dei colli di S. Sebastiano e 5. Ippolito e nel terreno morenico di Celado. Col passare dei millenni il clima mutò: diminuì il freddo ed i ghiacciai iniziarono un lento ritiro, lasciando vaste distese d'acqua sulle cui sponde crebbe, rigogliosa, la vegetazione. Attratti dall'abbondante pastura vi migrarono gli animali. Pure l'uomo, già stanziato sui vicini Colli Euganei e sui Monti Lessini, ricominciò, circa ottomila anni fa, a frequentare i nuovi territori alla ricerca di prede. Di queste migrazioni stagionali a carattere venatorio fu sicuramente meta anche il Lagorai, la Valsugana ed il Tesino, come testimoniano i bivacchi ed i ritrovamenti del Cobricon, del Manghen, del Col di San Giovanni, di Forcella Ràvetta, dell'Arpaco, delle Marande, del Boalon di Cima d'Asta, del Passo Cinque Croci e di altri.

Per avere riscontri che documentino la presenza dell'uomo nell'altopiano del Tesino dobbiamo giungere all'età del bronzo e del ferro, con l'agglomerato urbano del dosso di S. Ippolito ed i tumuli ("tombe terragne combuste") dei colle di S. Sebastiano, scoperte nel 1882. Gli insediamenti di questo periodo, formati ormai da agricoltori e pastori, si estendevano in tutte le Valli Trentine con frequenti contatti commerciali fra loro, fondendosi infine in una popolazione con caratteristiche comuni, presupposto per la nascita di un gruppo etnico territoriale al quale far risalire l'origine delle nostre popolazioni. I Reti, già stanziati nei Trentino prima dell'occupazione stabile della pianura Padana da parte dei Romani, appaiono, secondo dat irecenti, un popolo originario tipico della zona alpina; è pure il primo popolo di cui si abbiano, nella Regione, testimonianze di scrittura.

La conquista romana condizionò l'originaria civiltà dei Reti a punto che venne gradatamente assorbita dalla cultura romana.  Di questo periodo storico costituisce testimonianza la Via Claudia Augusta Altinate, - costruita nel 50 d.C. dall'imperatore Claudio, su una pista preesistente; essa collegava Altino sul mare Adriatico, con la Claudia Augusta Atesina, nei pressi di Trento. Lungo questo percorso, i Romani edificarono dei "castra", castelli o fortificazioni, dei quali esistono ancora oggi dei ruderi: Castelrotto a Strigno, Castel Nerva a Scurelle, la Tor Tonda a Marter e, più su, Castelvecchio. Anche Castrum Taxini era uno di questi, costruito sul colle di S. Ippolito. Attorno a questi "castra" sorsero i "vici" primi nuclei delle future comunità e centro di fusione tra le tribù originarie ed i legionari romani. Per questa Via giunsero probabilmente i primi apostoli cristiani, fra i quali Ermete. Quest'ultimo, primo evangelizzatore itinerante nelle nostre terre della Valsugana e Tesino, è vissuto nel III secolo d.c. ed è un martire storicamente accertato in quanto decapitato per ordine dell'imperatore Traiano.

La leggenda fa risalire la fondazione della chiesa di Pieve al 125 d.C. Comunque è possibile ipotizzare che la Pieve sia sorta al posto di un analogo edificio dedicato al culto pagano o, che rappresenti, la trasformazione del medesimo. La Via Claudia Augusta rappresentò a partire dal 350 d.C. e dopo il crollo dell'impero Romano una via agevole per le scorrerie delle popolazioni nordiche dirette nella pianura veneta o di ritorno da essa. Queste tristi esperienze ed il declino dell'autorità Romana, costrinse le popolazioni locali a dotarsi di sistemi autonomi di difesa e di amministrazione autarchica mediante la conservazione delle proprie tradizioni ed usanze, il rispetto degli antichi diritti e degli impegni comuni e trovando appoggio in una istituzione religiosa e sociale chiamata, più tardi, "la Pieve". Durante l'impero Romano il Trentino era stato aggregato alla decima Regione Italica e suddiviso, amministrativamente, nei Municipi di Brescia, Verona e Feltre: quest'ultimo appartenente alla tribù Menenia, comprendeva il Tesino e quasi tutta la Valsugana. I Municipia, a loro volta, erano suddivisi in "Pagi", grandi distretti rurali al cui centro erano situati i "Vici", centri maggiormente abitati dotati di costruzioni più solide e confortevoli di quelle di villaggi periferici. Su questa antica struttura civile sorse così, un po' alla volta, un insediamento cristiano: "la Pieve". Il termine Pieve (da plebs) indicava un insieme di gente umile e semplice: contadini, artigiani, servi, ecc, anche se accoglieva, tra le proprie fila, dignitari o patrizi. Lo spirito di vita infatti era improntato all'umiltà, al distacco dai beni terreni ed al servizio del prossimo. Con questo termine venne quindi definita l'assemblea cristiana e, di conseguenza, anche il luogo dove questa si riuniva.

Così la Pieve inseritasi da prima come elemento religioso nel tessuto sociale Romano del Vicus, finì con assumerne la guida dando vita ad una comunità cristiana che poi sarà tipica di tutto il Medioevo. Le riunioni religiose coincidevano con i giorni di mercato o di raccolta dei tributi, con le assemblee popolari o dei rappresentanti dei villaggi. Si sagrati delle Pievi si dibattevano e si regolamentavano le questioni di interesse comune, regolamentazioni che, tramandate per secoli, riecheggiano ancora oggi nelle Carte di Regola e negli Statuti Vicinali, espressioni più autentiche delle antiche tradizioni di autonomia locale. Da questi documenti di cui esistono soltanto stesure tardive, traspare una costante applicazione della regola religiosa alle vicende sociali ed umane. La struttura Pievana si mostrò talmente efficiente, anche in epoca barbarica, da indurre gli stessi Longobardi a garantirne l'esistenza; Carlo Magno ed i suoi successori adotteranno questa forma di istituzione religiosa e civile inserendola nella struttura feudale dell'impero. Le vastissime Pievi originali, eredi dei "pagi", vennero suddivise in altre minori, creando sul territorio Trentino una rete di plebanie che, alla fine del secolo XIII, supereranno il numero di cinquanta; queste, benché antiche, nulla hanno in comune con le originali Pievi, matrici sorte come esigenza spontanea delle prime comunità Cristiane. In ogni caso queste strutture Religioso-Sociali, ebbero il grande merito di consentire e mantenere anche durante le invasioni barbariche il legame tra le popolazioni ed il proprio territorio. Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, al Capitolo )(XXI, dà notizia della distruzione, da parte del Franchi in guerra con i Longobardi, del "Castello di Tèsino". E' l'anno 590. Le nostre vallate rimasero, per un periodo di circa 150 anni, ai margini dei grandi eventi militari consentendo loro un periodo di relativa tranquillità e facilitando la fusione tra la popolazione indigena ed il nuovo elemento longobardo. Nel 774 dopo la definitiva sconfitta dei Longobardi, il Trentino divenne dominio Carolingio ed ebbe inizio il periodo delle investiture feudali con la nascita dei Principati Vescovili. Il Vescovo di Trento Uldarico, al quale l'Imperatore Corrado 110 il Salico l'anno 1027 donò il temporale dominio al Contado di Trento, fu il primo che, alla episcopale dignità, aggiunse in Trento anche la suprema autorità di principe e di sovrano in tutta l'estensione della vasta sua diocesi. Nello stesso tempo l'imperatore precisò, determinandone i confini, che la Bassa Valsugana ed il Tesino appartenevano alla Contea Vescovile di Feltre. E da quel tempo il Vescovo di Feltre fu per il Tesino pastore e sovrano insieme. Tale concessione, che ripristinava una dipendenza da quella città, risalente al 750 circa, fu confermata nel 1184 da papa Lucio 1110, in una lettera al Vescovo di Feltre, Drudo. Costituiscono eventi storici documentati, la partecipazione, alla Prima Crociata, nell'anno 1096, di Torneo e Roberto da Tesino e la consacrazione della Chiesa di Pieve da parte del primo Vescovo di Feltre di cui ci sia memoria, Fontejo, vissuto nel VI secolo. In questo periodo storico si viene delineando quella che sarebbe poi stata la Vicinia di Pieve Tesino.

Due secoli di dominazione Longobarda avevano fatto attecchire le consuetudine di origine Germanica, fondate sulle decisioni assembleari, sulle regole comunitarie e sulla collettività dei beni. Una montagna infatti, costituita da boschi e pascoli, non si presta al godimento individuale bensì a quello collettivo. La collettività agraria costituiva il necessario completamento dell'economia familiare, i beni che la costituivano erano destinati a soddisfare fabbisogni essenziali e, pertanto, dovevano essere ad ogni costo conservati pena, l'estinzione dell'intera comunità o la forzata emigrazione della stessa in altri territori.

Lunedì, 06 Giugno 2016

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